UNA CORSA IMPROBABILE

Nonostante le tante promesse e le accortezze riservate al personale di ruolo delle nostre Rappresentanze nelle aree belliche, restano ancora tante situazioni irrisolte, dettate da circostanze emergenziali cui non è facile rispondere con prontezza, ma che prima o poi devono giocoforza essere affrontate.

Siamo infatti da tempo entrati in un periodo in cui, sullo scenario internazionale, vige la normalità dell’anormalità, il che richiede necessariamente una revisione completa delle procedure di sicurezza.

Se da un lato è vero che esistono situazioni logistiche che di fatto impediscono – per esempio – di disporre di numeri adeguati di parcheggi per permettere a tutti di sistemare le proprie auto all’interno delle nostre Rappresentanze, dall’altro lato è altrettanto vero che la situazione in queste particolari zone geografiche mette a rischio la sicurezza del personale, i cui spostamenti sono essenzialmente mirati solo ed esclusivamente per raggiungere il proprio posto di lavoro e, nel dover scegliere, spesso i nostri colleghi a contratto restano fuori – non solo nel senso figurativo del termine.

Ci si domanda allora quali siano le misure che le varie Rappresentanze all’estero hanno adottato o stanno considerando di adottare a tutela dei nostri colleghi a contratto, in primis connazionali, ma anche di nazionalità locale. Infatti, se, in alcuni casi, da un lato l’Amministrazione ha offerto la possibilità ai colleghi di ruolo di rientrare o ancora di poter cambiare sede senza penalizzazione alcuna, dall’altra non ha purtroppo previsto tutele simili per il personale a contratto, il cui apporto è fondamentale per il lavoro delle nostre Rappresentanze.

Come FLP, siamo dunque a chiedere all’Amministrazione, ove non fosse stato già fatto, di avviare una riflessione riguardo l’urgente adozione di misure atte a tutelare anche i nostri colleghi a contratto all’estero che, in molti casi, non dispongono di targhe diplomatiche, che spesso non vengono inclusi nei parcheggi a disposizione delle nostre strutture e che in moltissimi casi si devono – come dire – “arrangiare” orientandosi verso percorsi alternativi intraprendendo “corse improbabili” verso il proprio posto di lavoro.

Allo stesso modo, specificatamente per i colleghi a contratto di nazionalità locale, vogliamo fare appello all’Amministrazione affinché, in scenari drammatici, anche coloro i quali prestano servizio per l’Italia pur senza essere cittadini italiani, abbiano la garanzia di vedere tutelata la propria incolumità. Pensiamo ad esempio a situazioni disperate, in cui il Ministero ha dovuto assumere la decisione radicale di abbandonare il territorio – si pensi da ultimo all’Iran, e prima ancora all’Afghanistan, dove colleghi, in casi estremi, potrebbero essere financo soggetti a ritorsioni per il lavoro che hanno svolto per il nostro Paese.

Roma, 18/05/2026

LA SEGRETERIA