LA CRISI E IL MAECI (O IL MAECI IN CRISI?)

Non sappiamo se finalmente questa crisi, che abbiamo recentemente ribattezzato “la normalità dell’anormalità”, sia realmente in procinto di chiudersi, o stia perlomeno entrando in una fase di “raffreddamento”. D’altra parte, gli annunci di una pace ormai prossima sono stati numerosi, e ci hanno abituato ad una rapida smentita nei fatti.

Vogliamo però considerare questo momento, in cui perlomeno le parti in causa sono tutte d’accordo nell’affermare che… un accordo ci sarebbe, come un’occasione per fare un bilancio di come il nostro Ministero ha affrontato questa crisi, ovviamente dal punto di vista dei nostri colleghi che si trovano a lavorare in quella (vasta) area.

Ricapitoliamo:

a distanza di poco meno di due settimane dall’avvio dei bombardamenti congiunti USA-Israele sull’Iran (28 febbraio), e dell’immediata risposta iraniana che ha coinvolto la maggior parte dei Paesi dell’area, l’Amministrazione convocava una riunione (12 marzo) sulla situazione del personale, annunciando l’adozione di misure che avrebbero coinvolto i profili: organizzativo (formazione di una Task Force a Roma), di sicurezza (lavoro agile nelle sedi interessate, trattenimento in servizio del personale con relativa programmazione di un sistema rotazione Roma-estero) ed economico (revisione “immediata” dei coefficienti di sede).

Da costanti contatti avuti con i colleghi in servizio nelle sedi coinvolte, possiamo affermare che in linea generale c’è stata effettivamente una reazione dell’Amministrazione sotto i profili organizzativo e di sicurezza, più o meno riuscita (anche a seconda delle differenti sensibilità dei rispettivi Capi Missione)… anche se viene da chiedersi, considerate le premesse e quello a cui stiamo assistendo da anni (decenni?) sullo scenario internazionale, se il principio precauzionale non avesse dovuto da tempo condurre la nostra Amministrazione ad arrivare più preparata rispetto a ciò che è accaduto.

Non possiamo dire lo stesso sotto il profilo economico, rispetto al quale, a distanza di mesi, non è stato fatto nulla.

La revisione “immediata” dei coefficienti di sede, infatti, è rimasta lettera morta: mentre sulle liste che vengono pubblicate le sedi coinvolte sono già state innalzate a classifica di “particolare disagio”, nei fatti i colleghi ad oggi non hanno visto i relativi adeguamenti in termini di numero dei giorni di ferie, di art. 7 DPR 306/91, ecc.

Noi stessi avevamo dato per scontato quell’innalzamento della qualifica di disagio, fidandoci della parola dell’Amministrazione, e avevamo successivamente inviato una lettera ufficiale all’On. Ministro Tajani (datata 21 aprile, ad oggi non riscontrata) proprio per richiedere che a tale revisione della qualifica di disagio facesse seguito anche un conseguente adeguamento dell’ISE…

…per poi dover scoprire, dagli stessi colleghi, che quel disagio, in un contesto in cui letteralmente “piovono bombe”, è di fatto rimasto lo stesso del giorno prima dell’inizio della crisi.

Vogliamo prevenire le giustificazioni che verranno avanzate, circa le lungaggini del procedimento amministrativo, la ritrosia degli organi di controllo, ecc. ecc.: questa è l’ennesima riprova di un’Amministrazione (e non parliamo solo degli Esteri, ma di tutta la P.A.) che sulla carta, perlomeno dalla L. 241/90, sarebbe diventata snella, trasparente, efficiente ed efficace. Questo è quello che ci viene raccontato.

Ma poi di fatto, proprio nei momenti di maggior bisogno, si rivela essere una struttura retta da un sistema in cui il provvedimento amministrativo, lungi dall’essere uno strumento di garanzia per il cittadino, diviene ancora troppo spesso un paravento dietro cui far scomparire le responsabilità, in un dedalo di “scaricabarile” tra vari uffici e diverse Amministrazioni.

Ma la legge è chiara, e va solo applicata: gli artt. 144 (Residenze disagiate) e 172 (Commissione permanente di finanziamento) del DPR 18/1967 dettano le procedure, rispettivamente, per le revisioni delle qualifiche di disagio e per l’adeguamento del trattamento economico. E mai come in questo caso troviamo ingiustificabile che a distanza di mesi, nei fatti, l’Amministrazione non abbia riconosciuto ai colleghi la realtà in cui essi vivono.

L’Amministrazione ci ha abituato a provvedimenti d’urgenza in cui improvvisamente vengono reperite risorse, per via legislativa o con rimodulazioni, per questioni che, eufemisticamente, riterremmo essere meno prioritarie della sicurezza dei nostri colleghi.

Quando questa crisi sarà, in un modo o nell’altro e mai troppo presto, conclusa, abbiamo timore che lo stato in cui i colleghi tutt’ora si trovano semplicemente non verrà più riconosciuto, e tutto (e ora non parliamo solo dei nostri colleghi) venga rapidamente dimenticato, tra applausi e proclami di vittorie e paci fatte che, come accade di solito, cancellano da un momento all’altro i drammi e le vittime del giorno precedente, in attesa della prossima crisi.

Roma, 17/06/2026

LA SEGRETERIA