IL LAVORO AGILE AL MAECI: DOUBLE FAIL
L’Amministrazione ci racconta di anno in anno come tutti, dai Direttori Generali ai singoli Capi Ufficio, siano solidalmente impegnati a garantire il benessere organizzativo al MAECI attraverso gli strumenti di conciliazione vita-lavoro previsti dalla normativa, migliorando nel contempo la produttività.
Chiediamo a tutti: secondo voi le cose stanno veramente cosi?
Cerchiamo di fare una rapida panoramica:
L’art. 18 della Legge 81/2017 promuove il lavoro agile “allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.
Il Legislatore ha prescritto due obiettivi chiari ed evidentemente non solo conciliabili, ma in rapporto diretto tra loro, ovverosia:
– aumentare la produttività
– migliorare la vita delle persone che lavorano
… e come viene conseguito questo duplice scopo? Semplicemente permettendo alle persone di “svolgere il proprio lavoro con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro”
(L. 81/2017, art. 18 co. 1).
Questa modalità di lavoro, infatti, permette(rebbe):
– di rendere più efficienti le persone attribuendo loro degli obiettivi definiti, in ossequio al sistema di misurazione della performance (o meglio, a come questo dovrebbe funzionare);
– di rendere più efficienti gli uffici, liberando locali e strumentazioni che, oggi, non sono sufficienti per ospitare il personale attivo a Roma;
– di rendere più libere le persone, che non sono tenute a recarsi e trovarsi per buona parte della propria giornata in un determinato luogo (l’ufficio);
– last but not least, di contribuire al decongestionamento del traffico e alla riduzione delle emissioni.
Sulla base dei suddetti assiomi, cosa succede al MAECI?
Il personale deve affrontare il traffico di Roma per recarsi a lavoro, e una volta giunti alla Farnesina deve fare le acrobazie per trovare un parcheggio.
Gli ascensori sono perennemente sovraffollati, e si trascorrono cumulativamente intere mezz’ore ogni giorno per spostarsi da un piano all’altro.
Fruire della mensa è un autentico incubo: si può scegliere se pranzare all’ora in cui gli spagnoli fanno la colazione, oppure sprecare in fila mezz’ora al di qua del tornello (a danno dell’Amministrazione) e mezz’ora al di là (ai danni del lavoratore).
Negli uffici si verificano casi diffusi di scrivanie e terminali “condivisi” da due o tre persone contemporaneamente.
Ci chiediamo quindi: in che modo l’Amministrazione sta ottemperando, nella gestione del lavoro agile, ai suddetti due obiettivi definiti dal Legislatore?
In assenza di ragioni obiettive, l’Amministrazione è oggi inadempiente due volte:
– nei confronti dello Stato, nella misura in cui la sua avversione al lavoro agile provoca inefficienze del tutto evitabili, – e nei confronti dei Lavoratori, ove si rigettano senza fondamento e spesso tacitamente istanze di lavoro agile, si impongono limiti non rinvenibili in normativa, quali il massimo di due giorni di agile a settimana, si rifiuta qualsiasi tipo di flessibilità rispetto a richieste di variazione delle giornate di agile dei Lavoratori, pur a fronte di manifestate esigenze personali, e potremmo continuare a lungo con questo elenco.
FLP ritiene che trincerarsi dietro i formalismi, eludendo gli obiettivi primari che hanno spinto il Legislatore a disciplinare una materia, rappresenti una delle malattie ataviche della Pubblica Amministrazione italiana, e l’applicazione del lavoro agile, anche al MAECI, ne è uno degli ultimi esempi.
Per questo, a fronte degli ultimi episodi di arretramento nell’applicazione del lavoro agile che stiamo vedendo in altre Amministrazioni, che fortunatamente ancora non si sono verificati da noi, riteniamo necessario il passaggio concettuale (ma soprattutto in termini normativi) dello smart working da modalità di organizzazione del lavoro a diritto tutelato e modulabile in ragione delle condizioni di remotizzabilita’ delle mansioni, così come è necessario che nei PIAO e nei POLA siano introdotte come contenuto minimo obbligatorio delle timeline di digitalizzazione che definiscano in maniera chiara e inequivocabile dei piani di estensione della remotizzazione delle attività.
Solo così si potrà evitare che i lavoratori vivano giorno dopo giorno con la spada di Damocle della decisione unilaterale della Dirigenza, che di punto in bianco può decidere discrezionalmente e senza giustificazioni di negare, ridurre e/o annullare l’applicazione degli strumenti di conciliazione vita-lavoro voluti dal Legislatore, di cui siamo tutti beneficiari: Amministrazione, Lavoratori e Società nel suo complesso.
Per questo bisogna chiedere semplicemente, giorno dopo giorno, il rispetto della Legge, e la partecipazione di tutti è necessaria per difendere quanto ottenuto fino ad ora: soprattutto riguardo il lavoro agile, difendere il proprio interesse equivale a difendere l’interesse di tutti.
Roma, 03/03/2026
LA SEGRETERIA
