BASTA AL “DIPLOMATICO TUTTOFARE”

Difendiamo la dignità e il valore della carriera amministrativa

Le assunzioni di 35-50 funzionari diplomatici sono divenute una ricorrenza annuale consolidata in Farnesina, e ad esse ha rarissimamente corrisposto un rafforzamento del contingente dei dirigenti amministrativi. Le conseguenze sono note: figure provenienti dalla carriera diplomatica vengono collocate in posizioni apicali amministrative, a partire dalla direzione di uffici, occupando ruoli che dovrebbero essere affidati a personale dotato di specifica esperienza nella gestione amministrativa, organizzativa e dirigenziale.

Questa scelta obbligata genera criticità nel funzionamento delle strutture, mortifica professionalità costruite in anni di servizio e disconosce un principio fondamentale: ogni funzione dovrebbe essere affidata a chi possiede competenze coerenti con il ruolo ricoperto.

Chi dirige una struttura, infatti, deve anzitutto definirne gli obiettivi, ed è essenziale che chi è preposto a tale ruolo sia consapevole ed edotto delle attività che i propri collaboratori sono chiamati a svolgere, affinché le sue istruzioni siano coerenti con quanto giuridicamente e materialmente conseguibile.

Differentemente, l’eterogenesi dei fini è dietro l’angolo.

AD OGNUNO IL SUO MESTIERE!

L’allargamento incontrollato del contingente dei funzionari diplomatici, in confronto alle loro controparti amministrative, ha determinato conseguenze negative per la stessa figura del “diplomatico di carriera”.

Anzitutto, chi accede alla carriera diplomatica, oggi, non ha alcuna assicurazione di poter “scalare la vetta”, e ciò spesso indipendentemente dal merito. A causa del cosiddetto “effetto imbuto”, infatti, una percentuale sempre più limitata di funzionari può davvero ambire ai ranghi apicali, e ciò, presumiamo, provoca indubbie frustrazioni negli stessi colleghi diplomatici.

A questo si aggiunge una progressiva perdita di competenze e di identità del ruolo stesso, sempre più spesso ridotto a una funzione di mero liaison officer, di rappresentanza e collegamento. Oggi, infatti, molte delle relazioni e dei contatti strategici vengono gestiti direttamente dal politico di turno e dal suo staff, che assumono un ruolo centrale nella conduzione dei rapporti internazionali, svuotando ulteriormente di significato la funzione tradizionale di “alta diplomazia”.

Un ulteriore elemento merita attenzione: molti diplomatici scelgono ormai di non prestare servizio all’estero o farlo il meno possibile, preferendo ricoprire incarichi a Roma. Una tendenza che contribuisce ad allontanare ulteriormente la carriera diplomatica dalla sua naturale vocazione internazionale e operativa, favorendo invece una progressiva sovrapposizione con funzioni di carattere giuridico-amministrativo.

Quella della diplomazia è una funzione fondamentale e delicata, ma chi decide di intraprendere tale carriera dovrebbe poi avere la possibilità di onorarne fino in fondo la natura e le finalità. Dirigere uffici amministrativi e gestirne i processi, elaborare o verificare bilanci e rendiconti ed assumerne le relative responsabilità amministrativo-contabili richiedono competenze diverse, maturate attraverso percorsi professionali specifici e anni di esperienza sul campo.

Oggi, con il prossimo ingresso in servizio dei nuovi funzionari dell’Area delle Elevate Professionalità, la nostra Amministrazione ha l’occasione per invertire queste tendenze. I nuovi colleghi della IV Area, infatti, dovranno ricoprire incarichi di responsabilità, di norma svolgendo funzioni di vicari di dirigenti amministrativi.

Auspicando che le attuali selezioni rappresentino solo l’inizio di un progressivo ed estensivo reclutamento dell’area EP nel MAECI, tale da rendere tale qualifica un supporto reale e visibile all’azione amministrativa, riteniamo che sia necessario intervenire, da un lato, sull’aumento del contingente dei dirigenti amministrativi, attraverso futuri nuovi concorsi e dall’altro, con un ripensamento delle funzioni di coordinamento interne al Ministero.

Come già rappresentato all’Amministrazione nel corso di recenti riunioni, infatti, vi sono colleghi della Terza Area che da anni svolgono funzioni di coordinamento intra- ed inter- Direzionale, in plurimi settori, che presuppongono un insieme di conoscenze e di capacità gestionali non indifferente, ed un impegno che va ben oltre quanto viene riconosciuto a livello economico. Riteniamo opportuno che tali funzioni vengano estese e moltiplicate all’interno del Ministero, per migliorare la sinergia tra le sue strutture, e che esse, in futuro, siano progressivamente attribuite di norma ai futuri colleghi appartenenti all’Area EP, con tutto ciò che ne consegue in termini di riconoscimento di carriera ed economico. Ai colleghi della Terza Area continuerebbero comunque ad essere attribuiti incarichi di direzioni di struttura e gestione di funzioni e processi complessi all’interno degli Uffici, senza penalizzazioni di tipo economico sul fronte FRD.

Non esistono “professionisti universali”: ogni carriera ha la propria dignità, le proprie responsabilità e le proprie competenze. Ed è proprio nel rispetto delle reciproche professionalità che si costruisce un’amministrazione efficiente, credibile e realmente meritocratica.

TUTELARE LE DIVERSE PROFESSIONALITÀ

SIGNIFICA

DIFENDERE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Roma, 22/05/2026

LA SEGRETERIA