IL LAVORO AGILE AL MAECI, OVVERO:
LA CORSA AL RIBASSO
Non passa una settimana senza che ci vengano ricordati tutti i vantaggi che le forme di flessibilità nell’esecuzione del lavoro, ma soprattutto il lavoro agile, porterebbero alle persone ed alla società nel suo complesso, ed anzi se ne continuano a scoprire continuamente di nuovi.
Di recente, all’oggettivo ed innegabile effetto di riduzione delle emissioni di CO2 (mai preso in considerazione da questa Amministrazione, incredibilmente neanche menzionato nelle best practices di “Farnesina Verde”: Farnesina Verde – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), nonché, in questi tempi di crisi energetica, di risparmi per le famiglie, si è venuto a sommare anche l’effetto di aumento della natalità: anche questo una conseguenza logica del poter dedicare più tempo alle persone che si amano. Queste sono le conclusioni di una ricerca condotta dal King’s College of London in quasi quaranta Paesi (Could working from home help reverse declining birth rates? | King’s College London).
E cosa succede qui in Italia? Di recente, FLP ha fatto propria la battaglia dei colleghi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si sono visti tagliare il lavoro agile, dalla sera alla mattina, da due ad un giorno alla settimana. Proprio quella Presidenza del Consiglio che fu l’Amministrazione capofila nell’introduzione, prima, del lavoro agile emergenziale, e poi nella sua normalizzazione. Il personale è ora in stato di agitazione, e si profila, a fronte della sordità dell’Amministrazione alle richieste dei sindacati, la prossima indizione di uno sciopero (Smart working, dimezzati i giorni nella pubblica amministrazione – FLP: Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche).
E cosa succede al MAECI? Sulla carta, con la pubblicazione del Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA) a fine gennaio, sembrerebbe confermata la tendenza degli ultimi anni alla consueta “moderazione”: disciplinare sì, ma non troppo e mai in senso favorevole alle esigenze dei Lavoratori; non lasciare alcuno spiraglio rispetto alla modifica di un’applicazione del criterio della prevalenza del lavoro in presenza su base rigidamente settimanale, che crea situazioni di confusione e a volte paradossali negli Uffici; una volta definiti dei limiti generali (vedi, la suddetta base settimanale) lasciare per quanto possibile la gestione all’autonomia dei singoli Uffici.
E cosa succede quando tale autonomia diventa totale discrezionalità o sfocia nell’arbitrarietà?
Avevamo salutato, finalmente, l’introduzione nel POLA 2026 dell’obbligo, in capo al Responsabile, di motivazione dell’eventuale diniego all’istanza di lavoro agile del Collaboratore: elemento, questo, richiesto da FLP sin dalla normalizzazione successiva al periodo emergenziale COVID.
Ora, riceviamo segnalazioni che testimonierebbero di una generalizzata tendenza alla contrazione del lavoro agile, specificatamente in DGRI (non abbiamo ancora elementi per affermare che ciò si stia verificando anche in altre Direzioni Generali).
In particolare, ci giungono notizie di: divieti a priori di fissare due giorni di lavoro agile consecutivamente o a ridosso del fine settimana, non correlati a motivi di servizio, di ritardi nelle autorizzazioni, e di parziali (concessione di un giorno di lavoro agile al posto di due richiesti) o di totali dinieghi delle istanze di lavoro agile, comunicati, com’è scorretta e diffusa prassi, per le sole vie brevi ed in assenza di ragioni oggettive: questo in palese contrasto, come ricordato, con quanto previsto dallo stesso POLA attualmente in vigore.
Inoltre, per quanto riguarda accordi già in vigore, si comincerebbero a verificare episodi di immotivato irrigidimento di fronte a richieste, dettate da esigenze personali, di modifica dei giorni di lavoro agile da parte dei Collaboratori, ove fino a poco tempo fa quegli stessi Responsabili avevano stabilito forme di autonomia gestionale nell’ambito delle Sezioni dei propri Uffici, basate su un principio di preavviso e di silenzio-assenso.
Più propriamente, in assenza, come detto, di ragioni oggettive per tali limitazioni, l’unica ragione addotta che ci è stata riferita sarebbe la seguente: alcuni Capi Ufficio che mal tollererebbero il lavoro agile, avrebbero lamentato nei confronti dei propri omologhi di altri Uffici la loro eccessiva “accondiscendenza” nell’autorizzare le istanze di lavoro agile dei propri Collaboratori, in tal modo, a giudizio dei predetti, mettendo in cattiva luce i propri Uffici, dove invece il lavoro agile viene, appunto, limitato per quanto possibile.
Ciò avrebbe determinato l’innescarsi di un meccanismo tossico che, andando in senso esattamente inverso a quanto dettato dai principi di buon funzionamento dell’Amministrazione e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, si basa unicamente sulla tutela dell’immagine di Dirigenti che non sarebbero in grado di gestire il lavoro nei propri Uffici per fasi ed obiettivi.
Ovviamente, poiché il sindacato è in costante ascolto delle aspettative e delle esigenze dei colleghi, siamo già a conoscenza di quali siano gli Uffici i cui Responsabili mostrano da sempre immotivate ritrosie nell’attuazione del lavoro agile e di altre forme di flessibilità nell’esecuzione della prestazione lavorativa, e di quali invece siano gli Uffici che, fino a tempi recenti, avevano efficacemente e virtuosamente coniugato il benessere dei propri Collaboratori con una produttività, rispetto al passato, aumentata o costante.
Tuttavia, per il momento ed in assenza di segnalazioni formali da parte dei colleghi interessati, e auspicando un’urgente inversione di tendenza a fronte di segnalazione già trasmessa all’Amministrazione nella giornata di ieri, ci esimiamo dal mettere nero su bianco quali siano gli Uffici in parola (ed i relativi Responsabili).
Riteniamo però opportuno aggiungere che DGRI, in quanto Direzione Generale preposta non soltanto alla gestione del personale ma, specificatamente, all’innovazione organizzativa, dovrebbe in un certo senso “dare l’esempio” alle altre Direzioni Generali, e tutte le sue strutture dovrebbero essere gestite coerentemente con i suddetti principi di buon funzionamento e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Piuttosto, in questa sede intendiamo rivolgerci, come di consueto, ai colleghi, affinché non esitino a segnalarci situazioni che definiamo eufemisticamente “anomale”, in cui il proprio Responsabile negherebbe, in tutto o in parte, l’istanza di lavoro agile, o comunque anticiperebbe la propria contrarietà per le vie brevi, e improvvise ed immotivate rigidità dei Capi Ufficio rispetto a richieste di modifica dei giorni di lavoro agile previsti da accordo, per esigenze personali del Lavoratore.
Le cose possono migliorare in un unico modo: se le facciamo insieme.
Roma, 01/04/2026
LA SEGRETERIA
